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Mensile universitario di politica, cultura e società

Eutanasia: cose dell’altro mondo?

eutanasiaDi Fabio Galantucci

Attraversarlo per la prima volta lascia sorpresi. Appare fin da subito come un paese modello, piccolo, dove tutto funziona alla perfezione. Questo è il Lussemburgo, un paese di 470ʹ000 abitanti con il Pil pro capite più elevato dʹEuropa.

Un paese estremamente cattolico, dove lʹ87% della popolazione si dichiara tale, e in cui ogni festività legata al cattolicesimo è onorata con un giorno di festa, che si tratti di Natale, di Pasqua, dellʹAscensione o della Pentecoste. Un paese dove la domenica mattina le chiese sono affollate di credenti. E ciò non può che riflettersi in una lunga tradizione politica conservatrice, dove il partito cristiano sociale, il CSV, è al potere dal dopoguerra, tranne una parentesi di tre anni negli anni 70.

Il Lussemburgo si caratterizza, quindi, per una dinamica politica molto statica, dove lʹunico elemento di cambiamento consiste nei partner governativi: i liberali o i socialisti. Dʹaltronde, perché cambiare eccessivamente se si reputa lo status quo soddisfacente? Eppure il 18 febbraio 2008 accade qualcosa di inaspettato: il Lussemburgo si appresta a diventare il quarto paese europeo ad autorizzare lʹeutanasia, dopo lʹapprovazione di misura di un ddl presentato da socialisti e verdi. Il dibattito si accende, il paese si divide, ma la maggioranza si schiera a favore dellʹeutanasia: in un sondaggio, il 68% degli intervistati, infatti, la approva.

Ma la legge, per entrare in vigore, necessita di unʹapprovazione in seconda lettura, prevista per metà dicembre. Tutto sembra andare liscio, ma allʹinizio di dicembre il Granduca fa sapere informalmente che non avrebbe firmato la legge, avvalendosi del potere di “sanzionare e promulgare le leggi”che la Costituzione gli attribuisce. Ma sanzionando la legge sullʹeutanasia, ovvero bloccandola, rompe una lunga tradizione che durava dal 1919 per cui il Granduca ha il dovere di promulgare una legge approvata dal parlamento.

A questo punto, il primo ministro conservatore Jean‐Claude Juncker dichiara di non accettare che “la volontà dei rappresentanti del popolo venga bloccata da un monarca” e, onde evitare una crisi istituzionale, decide di proporre al parlamento una modifica costituzionale che attribuisce al Granduca il solo potere di promulgare le leggi. Si assiste, quindi, ad un premier conservatore che decide di intraprendere un iter di revisione costituzionale per far approvare una legge che lui stesso ha combattuto, e di insistere per velocizzare tale procedura.

Detto, fatto: il 12 dicembre il Lussemburgo cambia radicalmente la sua struttura istituzionale. Allʹunanimità. Dopo una settimana, il parlamento approva la legge sullʹeutanasia in seconda lettura. Ma tale legge entrerà in vigore solamente dopo il secondo voto favorevole del parlamento sulla legge di revisione costituzionale, che deve avere luogo a distanza di tre mesi. Il problema è, però, molto grave. Non importa se il Granduca sia stato fermato nel suo intento, e nel paese ci si interroga sul perché di questa sua avversione.

Tutti sono pronti a perdonare un gesto dettato da convinzioni personali, ma il sospetto che egli abbia ceduto a pressioni dal mondo cattolico si insinua pesantemente, visto la forte vicinanza dellʹArcidiocesi del Lussemburgo allʹOpus Dei, e turba gli animi. Ma ci si consola. In fondo è un monarca, non ha un mandato rappresentativo e lʹimportante è che il premier abbia agito in maniera tale da evitare eventuali ingerenze esterne. Cose dellʹaltro mondo! O forse no!

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