Ke elli saraveno boni
Posted by admin on 10/19/09 • Categorized as Attualità, Cultura, Editoriali
Autunno 2009. Teatro dal Verme. Il silenzio inizia a calare, la luce è soffusa. In sottofondo, il bisbiglìo del
pubblico e il suono disordinato degli strumenti che si preparano. Di fianco al direttore, l’unico interprete, il Sindaco. Lo spettacolo ha inizio. La musica e i versi si susseguono nel Lincoln Portrait con una cadenza quasi religiosa: “Fellow citizens, we cannot escape history”, recitano.
Improvvisamente però l’aria viene spezzata. Un grido, più grida. La musica si interrompe ma l’attore non si arresta, i versi continuano con la stessa inflessione, con la stessa calma. Quelle urla fanno
accapponare la pelle ma l’Istituzione è inamovibile. Impenetrabile. Incommovibile.
“Perché non possiamo studiare?”, “perché chiudete la nostra scuola?”. Sono le voci disperate dei ragazzi del Gandhi, ultimo e unico liceo serale di tutta Italia. Uno ad uno vengono scortati via, resiste per poco una ragazza prima di essere strappata dalla sala come la Ida Valser di Bellocchio. Il pubblico li applaude e il Sindaco riprende a recitare. Imperturbata. Nel numero di ottobre del 2008 Acidopolitico allertava con una copertina provocatoria la comunità dell’ateneo sulla finanziaria 133/2008. Un enorme cartello VENDESI UNIVERSITA’ sintetizzava parte del senso di quel testo. Ad un anno di distanza la situazione permane grave non solo per l’università ma anche per la scuola e la cultura destinatarie di quei e di nuovi tagli.
Particolarmente a cuore ci sta il Gandhi a cui dedichiamo quest’editoriale. Scuola civica serale, l’unica nel paese a garantire un’istruzione liceale agli studenti lavoratori è oggetto di chiusura di da parte dell’Amministrazione comunale. Una struttura unica nel suo genere che dovrebbe essere potenziata e difesa perché permette “ai capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi di raggiungere i gradi più alti degli studi” (ndr art 34 Costituzione). A tutti dunque l’invito di difendere quest’istituto e a sorvegliare, discutere ed influenzare il destino della nostra Università. Ognuno dalla propria posizione: dagli editoriali dei maggiori quotidiani nazionali, ai Consigli di Facoltà, ai gruppi di lavoro. Non ci sono scuse, l’istruzione e la cultura sono in pericolo. Come direbbe Bonvesin della Riva: “Molti homini in questa vita se dano excusatione ke elli seraveno boni, ma dixeno che non pono. Non pono perché non voleno”.




