Universitopoli
di Ana Victoria Arruabarrena
Giornali stampati in poche copie e fatture gonfiate. Un’inchiesta del Master di Giornalismo svela un sistema di rimborsi di attività fantasma dal 2004 al 2007. I responsabili? Oggi fuori dall’università. Direttamente sui banchi della politica.
Qui trovate il link alla versione integrale dell’inchiesta
Qui la versione stampabile
“Solo le dittature mantengono l’idiozia di perseguitare la scrittura solo perché scrittura, il pensiero in quanto pensiero. Nelle democrazie si censura ignorando”
UNIVERSITOPOLI
Giornali stampati in poche copie e fatture gonfiate. Un’inchiesta del Master di Giornalismo svela un sistema di rimborsi di attività fantasma dal 2004 al 2007. I responsabili? Oggi fuori dall’università. Direttamente sui banchi della politica.
“Tre giornali: Tru(e)man, Tiger e The Globe. Un triennio: 2004-2007. Una lista: Obiettivo Studenti, vicina a Comunione e Liberazione. Ventimila copie stampate, per un totale di 25.000 euro”. Comincia così la lunga inchiesta pubblicata da due studenti del Master in Giornalismo dell’Università Statale (il link all’articolo su www.acidopolitico.com). L’accusa è pesantissima: attraverso i fondi mille lire, sarebbero state rimborsati per tre anni giornali universitari mai diffusi nei corridoi dell’ateneo. Come? Accordandosi con le tipografie, facendo emettere fatture molto più corpose di quanto in realtà prodotto, e incassando i rimborsi. I giornali sarebbero stati stampati in un numero molto inferiore di copie e consegnati nei sei esemplari richiesti dall’Ateneo a prova dell’effettiva realizzazione. I soldi, incassati per attività terze alla stampa.
“Nessuno – o quasi nessuno – li ha mai letti. Al Tribunale, dove dovrebbero essere registrati, non risultano. Nonostante, in fase di stampa, abbiano goduto dell’Iva agevolata, applicabile soltanto alle testate registrate”, si legge nell’inchiesta. Qualsiasi giornale, anche di diffusione contenuta, per essere distribuito dev’essere registrato in un apposito registro del tribunale di Milano. Nessuna di queste tre pubblicazioni, secondo quando riportato, risulta in quegli elenchi. Eppure tutti e tre riportano nelle fatture presentate all’ateneo, e di cui i due autori dell’inchiesta (ex direttori di Acido Politico ndr) sono entrati in possesso pubblicandole in corredo all’articolo, agevolazioni fiscali previste per le testate registrate. Pubblicazioni molto rudimentali, a dispetto degli alti costi di stampa dichiarati dalle fatture. Un esempio. Il quarto numero di Trueman, anno 2006. Costo dichiarato: 3 euro. “Per avere un’idea del suo costo effettivo – si legge nell’inchiesta- abbiamo fatto stampare la stessa pubblicazione sullo stesso tipo di carta in una delle copisterie di fronte alla Statale. Prezzo? 48 centesimi. Sei volte di meno”.
Facciamo un passo indietro. “Chi decide quanti fondi assegnare a ogni progetto culturale studentesco – 170mila euro all’anno –, è proprio una commissione del Cda in cui siedono anche tre rappresentanti studenti. Uno di questi – nel triennio in questione – è Marco Martino. Ex di Obiettivo Studenti, ex consigliere comunale di Cinisello Balsamo. Ora, neoeletto consigliere provinciale nelle file del Popolo della Libertà”. Proprio su Marco Martino emergono i particolari più interessanti.
“Nel 2006/2007, quando i tre giornali risultano finanziati e stampati insieme, a fronte di preventivi targati Ce.se.d, a stampare è la Edint, associazione neocostituita e la cui partita Iva è registrata all’Agenzia delle Entrate dal 1 ottobre 2006. Tra i soci fondatori c’è proprio Marco Martino, membro uscente del consiglio di amministrazione (nel 2006 ndr). Nell’intestazione dell’associazione c’è un numero di telefono cellulare: il suo. Anche l’indirizzo coincide con quella che, all’epoca, era la sua residenza”.
Capitolo a parte il problema fiscale. Nel 2005 i giornali godono dell’Iva agevolata al 4% anche se non ne avrebbero diritto, nel 2006 succede l’incredibile. L’Iva risale oltre il 20% che la legge prescrive e arriva al 25. L’errore, anche osservando le fatture che vengono pubblicate con l’inchiesta, è macroscopico, ma nessuno erogando i rimborsi sembra accorgersene. Difficile che qualcuno scelga di pagare più tasse del necessario, ma se fatture più alte significa ottenere rimborsi più corposi allora tutto sembra trovare una spiegazione.
Sentiti anche i responsabili dei progetti. ”Chiara Orteca, titolare di The Globe, non ricorda neanche le caratteristiche del suo giornale. Lo stesso realizzato soltanto due anni fa”.
Pochi dubbi anche sul fatto che i tre progetti “sospetti” non abbiano nulla a che fare tra loro. Non solo i responsabili sono tutti riconducibili ad Obiettivo Studenti, ma le fatture delle stampe, effettuate sempre dalle stesse società ”sono state emesse una dopo l’altra. Anche se a distanza di un giorno. Circostanza che si ripete cinque mesi dopo, quando i documenti sono contabilizzati ancora uno dopo l’altro. Questa volta, nella stessa giornata”.
Interpellata dagli autori dell’articolo, l’Università fa sapere che le regole dal 2006 sono cambiate. Allora, una mozione di Sinistra Universitaria aveva per la prima volta evidenziato il problema delle attività fantasma finanziate dall’ateneo. Regole nuove quindi. Ma prima?
Ciò che è accaduto prima del 2006 non si può sapere. Tutti i rappresentanti di allora oggi sono fuori dall’università e nessuno di loro sembra ricordare con esattezza le caratteristiche dei giornali che essi stessi realizzavano.
Tutto sembra sepolto nel passato, e con l’intenzione di volerci rimanere a lungo. Nessuna smentita è ancora arrivata dai responsabili dei progetti. Nessun indagine interna è stata avviata all’interno dell’ateneo. Niente di cui stupirsi.




