Posted by admin on 8/06/09 • Categorized as Commenti
di Filippo Basile
Nella Milano di chi non parte, di chi ancora non sa se partirà e di chi mostra in viso i segni di impescrutabile rassegnazione alle ferie. Nella Milano che finge di non sudare e si convince di avere il mare, dove le sedie tacitamente conquistano i marciapiedi nell’idea che quel cemento altro non sia che sabbia metropolitana. Vi è una ricorrenza, un segnale che ci ricorda che anche quest’anno è arrivata l’estate.
Arrivando dalla darsena in lontananza si nota un affare blu, illuminato, spiccare un volo per poi tornare giù come a picco. Che sarà mai? Anche se da dietro le macchine non capisco bene cosa sia, mi sento in vacanza, un po’ come un adolescente che “struscia” per le vie del centro. Però la curiosità è molta così vale la pena avvicinarsi, perché la curiosità, quella che Riina definisce sbirritudine, mi ha sempre accompagnato e chissà cosa mi porterà a scoprire.
Avvicinandomi, come un bambino elettrizzato dalla novità, non vedo l’ora di scoprire che dietro la macchina… c’è l’ennesimo pachistano che vende il giocattolo dell’estate, ogni anno ne posseggono uno e ogni anno diventa il simbolo di un’estate. Come quelle foto ottocentesche dove ognuno fa il suo mestiere, in quella foto il nostro amico è lì ai bordi dell’inquadratura che mostra a tutti il suo giocattolo, la sua creatura.
Certo, se portassi camicia nera o verde le cose sarebbero ben diverse, sarebbe un’abusivo, un clandestino e i suoi giocattoli sarebbero nocivi, sicuramente non a norma. Un personaggio da assicurare alla giustizia! che rende le nostre strade insicure… infatti altro non è che un rappresentante dell’impero delle tenebre, che con quella faccia, chissà dove vive?! Torni al suo paese… Lui è l’insicurezza da combattere.
Per non parlare se la mia camicia fosse rossa. Il nostro giocattolaio sarebbe un uomo che privato della propria dignità, costretto nella clandestinità, deumanizzato, subisce tutti i contro di una società capitalista, costretto a piegarsi alla vendita di giocattoli non a norma, nocivi per i bambini tra cui forse anche i suoi figli. Una vittima con l’unica colpa di essere tra i più poveri del globo, probabilmente condannato a vita infame e destinato a non assaggiare mai in pieno il sapore della libertà.
E invece lui, in barba ai bigotti del pensiero, resta lì, a lanciare in aria il suo gioco, aspettando che qualcuno lo possa comprare, perché quello, alla fine, è il suo lavoro, i due ragazzi di fianco a lui sono suoi due amici. Se la ride, parla. La sua dignità la possiede tutta, perché è vivo. Non si sente costretto a clandestinità, almeno non più di quanto non gli ricordano i controlli della polizia e le occhiate di chi a pranzo guarda studio aperto, ma più che altro è infastidito dai privilegi che le persone si accaparrano a fronte della sua condizione. Essere considerato diverso e inferiore non gli piace, come non piace a nessuno. Non se lo sa spiegare, ma questa è la sua vita, come quella di ognuno di noi giorno dopo giorno se ne lascia dietro un piccolo pezzo, tra sogni, speranze, delusioni e ingiustizie.
L’anno prossimo come quest’anno comprerà altra merce, una nuova idea per riuscire a convincere i malpensanti vogliosi di vacanza a sostenere la sua piccola attività, la sua vita.
Come l’anno prossimo. Voci dalla città.
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Nella Milano di chi non parte, di chi ancora non sa se partirà e di chi mostra in viso i segni di impescrutabile rassegnazione alle ferie. Nella Milano che finge di non sudare e si convince di avere il mare, dove le sedie tacitamente conquistano i marciapiedi nell’idea che quel cemento altro non sia che sabbia metropolitana. Vi è una ricorrenza, un segnale che ci ricorda che anche quest’anno è arrivata l’estate.
Arrivando dalla darsena in lontananza si nota un affare blu, illuminato, spiccare un volo per poi tornare giù come a picco. Che sarà mai? Anche se da dietro le macchine non capisco bene cosa sia, mi sento in vacanza, un po’ come un adolescente che “struscia” per le vie del centro. Però la curiosità è molta così vale la pena avvicinarsi, perché la curiosità, quella che Riina definisce sbirritudine, mi ha sempre accompagnato e chissà cosa mi porterà a scoprire.
Avvicinandomi, come un bambino elettrizzato dalla novità, non vedo l’ora di scoprire che dietro la macchina… c’è l’ennesimo pachistano che vende il giocattolo dell’estate, ogni anno ne posseggono uno e ogni anno diventa il simbolo di un’estate. Come quelle foto ottocentesche dove ognuno fa il suo mestiere, in quella foto il nostro amico è lì ai bordi dell’inquadratura che mostra a tutti il suo giocattolo, la sua creatura.
Certo, se portassi camicia nera o verde le cose sarebbero ben diverse, sarebbe un’abusivo, un clandestino e i suoi giocattoli sarebbero nocivi, sicuramente non a norma. Un personaggio da assicurare alla giustizia! che rende le nostre strade insicure… infatti altro non è che un rappresentante dell’impero delle tenebre, che con quella faccia, chissà dove vive?! Torni al suo paese… Lui è l’insicurezza da combattere.
Per non parlare se la mia camicia fosse rossa. Il nostro giocattolaio sarebbe un uomo che privato della propria dignità, costretto nella clandestinità, deumanizzato, subisce tutti i contro di una società capitalista, costretto a piegarsi alla vendita di giocattoli non a norma, nocivi per i bambini tra cui forse anche i suoi figli. Una vittima con l’unica colpa di essere tra i più poveri del globo, probabilmente condannato a vita infame e destinato a non assaggiare mai in pieno il sapore della libertà.
E invece lui, in barba ai bigotti del pensiero, resta lì, a lanciare in aria il suo gioco, aspettando che qualcuno lo possa comprare, perché quello, alla fine, è il suo lavoro, i due ragazzi di fianco a lui sono suoi due amici. Se la ride, parla. La sua dignità la possiede tutta, perché è vivo. Non si sente costretto a clandestinità, almeno non più di quanto non gli ricordano i controlli della polizia e le occhiate di chi a pranzo guarda studio aperto, ma più che altro è infastidito dai privilegi che le persone si accaparrano a fronte della sua condizione. Essere considerato diverso e inferiore non gli piace, come non piace a nessuno. Non se lo sa spiegare, ma questa è la sua vita, come quella di ognuno di noi giorno dopo giorno se ne lascia dietro un piccolo pezzo, tra sogni, speranze, delusioni e ingiustizie.
L’anno prossimo come quest’anno comprerà altra merce, una nuova idea per riuscire a convincere i malpensanti vogliosi di vacanza a sostenere la sua piccola attività, la sua vita.