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Mensile universitario di politica, cultura e società

Vanguard journalism, la nuova frontiera del giornalismo d’inchiesta.

vanguard-jdi Stefano Gasparri

Nel suo piccolo, questo articolo si propone due obiettivi: informarvi della nascita del Vanguard Journalism; sviluppare dei primi commenti sulla sua diffusione. In sintesi, il V.J. ambisce ad essere un innovativo modo di fare giornalismo, costituito da video-inchieste incisive, realizzate da giovani audaci reporters che sfruttano al massimo le nuove tecnologie.
Nel concreto, il V.J. rappresenta la sezione dedicata al giornalismo d’inchiesta di una piattaforma mediatica ben più estesa, Current TV. I suoi programmi sono ciascuno dotato di un proprio taglio, che va dal più serio e tecnico al più scanzonato e ironico, e affrontano tematiche politiche e sociali di rilievo. Viene proposto sotto forma di trasmissione televisiva, accessibile in due modalità: come programma del canale televisivo Current, presente per ora solo negli Stati Uniti, Inghilterra, Irlanda e Italia (Sky Italia, canale 130); ma anche come pagina web del network Current, presente sulla rete all’indirizzo http://current.com/vanguard-journalism/. I temi d’attualità che vi vengono tratti spaziano a 360 gradi, soffermandosi su questioni delicate e dal forte impatto emotivo, come l’immigrazione clandestina e i traffici di droga lungo il confine Messico - Stati Uniti, ma anche su processi culturali conosciuti solo superficialmente, come l’intreccio fra il calo demografico e la spinta alla robotizzazione in Giappone.
Tutti i suoi reportages sono presentati da 5 giovani professionisti: Laura Ling, Kaj Larsen, Christof Putzel, Mariana Van Zeller e Adam Yamaguchi. Essi testimoniano direttamente ciò che accade in alcune delle zone più “calde” del pianeta, impressionando l’internauta-telespettatore sia per la spregiudicatezza con la quale entrano in contatto con l’ambiente da osservare, sia per la chiarezza e la vivacità del linguaggio usato per descriverne le dinamiche. L’impatto con questi documentari è sensazionale, a tal punto da suscitare il trasportoimpressionando l’internauta-telespettatore sia per la spregiudicatezza con la quale entrano in contatto con l’ambiente da osservare, sia per la chiarezza e la vivacità del linguaggio usato per descriverne le dinamiche. L’impatto con questi documentari è sensazionale, a tal punto da suscitare il trasporto che solitamente accompagna solo le fiction e le serie tv alla moda. In sostanza, il V.J. si propone di catturare l’attenzione della fascia giovane della popolazione, intesa generalmente fra i 18 e i 35 anni (c.d. young adults), sfruttandone la padronanza degli strumenti tecnologici.
Si tenta così di costruire un ponte fra il mezzo televisivo e internet, proponendone una sorta di fusione. A questo punto, occorre chiedersi il senso di tale impresa comunicativa. Nel farlo, la prima tappa consiste nel richiamare l’origine di Current TV - V.J.. L’ideatore fu niente meno che Al Gore, il quale, con il sostegno dell’imprenditore Joel Hyatt, a partire dal 2000 decise di impegnarsi nella creazione di una TV in nome di valori quali libertà, indipendenza e democrazia. In primo luogo, ciò ha significato collocarsi al di fuori dei tradizionali schemi di partito, per provare a diventare nel tempo una voce indipendente in grado di formare la coscienza critica delle nuove generazioni. A testimonianza di simile trasversalità e sensibilità, la prima causa sposata è stata quella ecologista.
La missione di Current Tv, e quindi del Vanguard Journalism, oltrepassa perciò il mondo della comunicazione per sconfinare abbondantemente su terreni politici. Certo, una simile operazione non rivela niente di nuovo. Tuttavia in questo caso serve un’ulteriore riflessione, perché seppur siano chiari i mezzi adoperati, non si comprendono altrettanto bene gli obiettivi perseguiti. Al momento, non mi è possibile dare una risposta, dato che le trasmissioni vanno in onda in Italia solo da maggio 2008 (mentre negli USA da agosto 2005). Limitandomi a proporre qualche ipotesi dalla più cinica alla più idealista, mi viene in mente che il Vanguard Journalism - Current TV potrebbe: a) rivelarsi la classica americanata, la copertina patinata per un giornalismo d’inchiesta a metà strada fra le avventure di Indiana Jones e la cultura pop di MTV; b) racchiudere in sé la subdola mossa ordita dai Democratici americani per forgiare le menti dell’elettorato più giovane, nel caso che il sogno di Obama non si dimostri abbastanza convincente; c) contribuire a scuotere parecchie persone alla ricerca di qualche buona ragione per cui impegnarsi civilmente, ma che senza uno straccio di ideologia e consapevoli della propria disillusione non ne sono (ancora) poi così convinte. Ahimé, al telecomando l’ardua sentenza.

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