Festival di Perugia. Fra vecchio e nuovo giornalismo.
ACIDO POLITICO SBARCA A PERUGIA ALL’ANNUALE FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL GIORNALISMO. FRA PASSIONI PER IL MESTIERE E DUBBI SUL FUTURO, UN ELEMENTO NON E’ IN DISCUSSIONE: LA SUA NECESSITA’
Ana Victoria Arruabarrena
Studenti delle scuole di giornalismo. Sono ovunque ma si confondono con gli altri. Seduti composti nella Sala de’ Notari, nelle conferenze, nei teatri, intenti ad appuntare ogni parola e ogni pensiero dei relatori. Ma è disarmante osservarli. Forse per la prima volta la dedizione dello studente nel registrare ogni passaggio del maestro si rivela inutile, neanche se quegli appunti fossero il prodotto di una certosina sbobinatura servirebbero loro per imparare il mestiere. I maestri non fanno che ripetere: quello che abbiamo fatto sino ad oggi non esisterà più. Dalla carta stampata, alla professione in quanto tale.
Facoltà di Scienze Politiche, prima lezione di statistica. Sullo schermo
una pagina colma di numeri, separati fra loro solamente da una virgola. Potrebbero celare informazioni essenziali, per una ricerca o per un risultato elettorale ma si vede così tanto che non si vede nulla. La statistica permette fra le altre cose di filtrare i dati secondo un criterio e di rendere comprensibile un’insieme di informazioni. Permette di vedere laddove altrimenti nulla si vedrebbe.
Cosa paghiamo quando diamo un euro all’edicolante per il quotidiano? Nella loro rassegna stampa mattutina Michele Serra e Giovanna Zucconi ci rispondono: la selezione. In occasione dell’allarme dell’influenza suina i titoli offerti delle due maggiori testate milanesi sono identici e questa selezione pare inesistente o affidata esclusivamente all’ANSA. Alla selezione appartiene un duplice compito, o meglio, al giornalista che la esercita per professione. L’accertamento dei dati e delle fonti, che però Rosanna Capacchione ormai denuncia sempre più rari, e un percorso proprio del giornalista che si traduca in una presa di posizione nei confronti della
questione trattata. Una posizione dettata dalla sensibilità personale e da quello che per Pasolini doveva essere un requisito indispensabile per un giornalista: l’onestà intellettuale.
Aprile 2009. Freedom House declassa l’Italia a paese parzialmente libero per diminuzione della libertà di stampa. Chi non è libero? Cosa non viene detto?
La posizione del giornalista forse. Anche se molti dicono, non dovrebbe
averla. Ma come può svolgere a pieno il suo compito, senza dare una propria lettura? Come può coinvolgere vita e coscienza dei lettori per sensibilizzarli e contribuire alla democrazia del paese? Consapevole o inconsapevole, non posizionarsi è sempre una presa di posizione.
Da Perugia qualcuno si augura che le nuove generazioni di giornalisti non si adagino sull’attuale modo di fare giornalismo ma che partecipino con il loro lavoro quotidiano al miglioramento della società.



