‘Ndrangheta allarme rosso
Sono 850 le pagine che la direzione nazionale antimafia (DNA) dedica al rapporto nazionale sui trend della criminalità organizzata nostrana e estera. Materiale che arriva da tutte le Procure distrettuali della Repubblica, a cui la legge italiana (ndr, art.51 co.3-bis c.p.p.) assegna le investigazioni sui “delitti di mafia”. Una produzione che lascia sconvolti di fronte alle attività illecite di stampo mafioso svolte sul nostro territorio.
Qui ci focalizzeremo sulla ‘ndrangheta, cercando di analizzare le sue caratteristiche principali, per capirne entità e forza.
La statistica Eurispes del maggio 2008: il giro d’affari della ‘ndragheta è di 44 miliardi di euro, pari al 2.9% del pil italiano. Il business più remunerativo è il traffico di stupefacienti che, con il quasi monopolio delle importazionidi cocaina dal Sud America, genera da solo il 62% dell’intero fatturato illegale. Queste cifre ci permettono di capire il reale potere economico dell’organizzazione e di conseguenza la sua capacità di condizionamento politico.
Operazioni di riclaggio: gran parte dei profitti realizzati sono “iniettattati” direttamente nell’economia legale attraverso operazioni di riciclaggio più o meno sofisticate. Non molto nota, ma ben esplicativa è la vicenda che riguarda un Avvocato di Milano, Giuseppe Melzi che, come riportato dalla relazione della DNA in base ai procedimenti avviati dalla DIA di Milano, era il consulente giuridico-finanziario di Zoccola e Andali legati alla cosca Ferrazzo. I soldi portati all’estero attraverso vari spostamenti finanziari arrivavano nei paradisi fiscali e da lì, attraverso un’attenta compravendita di pacchetti di maggiornaza di varie società immobiliari, si trasformavano in terreni e immobili siti in in varie parti d’Italia. Il meccanismo con cui sono effettuati è tecnico, ma diviene possibile solo coinvolgendo attori non direttamente legati alle cosche, figure professionali che per utili personali prestano servizi a esponenti ‘ndranghetisti senza per questo essere affiliati. Quindi un condizionamento dell’ambiente sociale, in particolare della classe dirigente, che ruota attorno alle attività economiche della criminalità calabrese.
La dimensione transnazionale:
il problema non riguarda solo l’Italia, ma si estende anche in Europa, dove Germania, paesi del BeNeLux e i Paesi dell’Est sono i luoghi in cui le attività delle “locali di ‘ndrangheta” sono più attive. Giuseppe Nitra, della locale di Kaarst, legato al clan Nitra-Strangio, partecipò all’eccido di Duisburg e fu arrestato proprio nei pressi di Amsterdam.
Una vicenda meno nota arriva direttamente dall’Australia dove nel giugno del 2007 nel porto di Melbourne viene sequestrato un carico di 4,4 tonnellate di ecstasy. A farle arrivare per nave dall’Italia fu Pasquale Barbaro che, originario di Platì, non smetteva di essere in contatto con i clan della locride come Barbaro, Papalia e Sergi.
Da qui si evince una capacità di tessere relazioni nuove senza per questo perdere i rapporti con le famiglie di riferimento, con le quali c’è un’affiliazione sigillata da un rito, questo ha permesso di costruire un sistema di valori, mentalità e comportamenti che fungono da strumento di interazione con il sistema sociale che li ospita. È proprio questa continua interazione tra tessuto economico legale e criminale che permette alla ‘ndrangheta di insinuarsi anche nelle istituzioni avviando rapporti mirati con singoli esponenti di poteri politici (locali e nazionali).
Il sostituto procuratore della DNA Vincenzo Macrì evidenzia la forza eversiva espressa dalla ‘ndrangheta e sottolinea la pericolosità di questa per l’ordine democratico del nostro Paese.




